/Riflessioni sul dopo Coronavirus: quale segno lascerà nella nostra società?

Riflessioni sul dopo Coronavirus: quale segno lascerà nella nostra società?

Quando ci si ferma si cessa di essere moderni”, diceva il sociologo polacco Bauman. Proprio qua risiede l’effetto domino innescato da questo virus, si può discutere a lungo sulle conseguenze che provocherà ma la realtà è che ha obbligato l’uomo odierno, vittima di una società frenetica,a fermarsi, a sentirsi simile agli uomini del passato. Il dopo coronavirus inizierà quindi con la conta dei danni economici arrecati ad una società malata che non contempla la pausa produttiva ma soprattutto inizierà con la conta dei danni umani ed emotivi.

Il virus ci ha sbattuto prepotentemente in faccia la semplicità dell’esistenza umana e la nostra incapacità di risolvere qualsiasi situazione, contrariamente a quanto è stato scioccamente trasmesso dalla trionfalistica società contemporanea. Gli eventi biologici hanno avuto la meglio su di noi, lasciando una scia di dolore e afflizione nelle famiglie. Si calcola che solo in Italia, i nuovi poveri saranno almeno 3 milioni. Questo dato non tiene il conto di coloro che già prima del virus si trovavano in questa situazione ma solo di coloro che si ritroveranno ad esserlo dopo il virus.

I numeri sono freddi ma nascondono il calore della sofferenza umana, la dolorosa accettazione di una realtà ben diversa da quella studiata sui banchi di scuola. La storia umana è costellata di guerre, carestie e pestilenze, segno evidente della nostra precarietà e dell’incapacità di governarci. Il dopo coronavirus sarà quindi figlio della dolorosa accettazione dell’impossibilità di controllare la natura. Ci sono paesi interi dove gli abitanti uscendo fuori dovranno “contarsi”, capire quanti di loro siano silenziosamente spariti e convivere con questo dolore che credevamo appartenere ormai ai libri di storia.

Avremo vissuto dei mesi con il ricordo di aver momentaneamente interrotto il ciclo mortale dell’inquinamento ambientale. Ricorderemo che “quando c’era il coronavirus il paesaggio era limpido e dalle città si vedevano le montagne”. Soprattutto ricorderemo che l’uomo non può avere il controllo su ogni cosa, torneremo a produrre e quindi ad inquinare e sfruttare la forza lavoro. Ci sarà però un prima e un dopo. Un tessuto sociale da ricostruire, non si sa sulla base di quali valori, dato che il virus ha messo in luce anche quanto oggi la nostra società sia una massa di persone sole vittime di egoismo e individualismo. Se ci tolgono la frenesia non sappiamo come vivere, se ci staccano la luce e non funziona il wi-fi ci facciamo prendere dall’ansia. A questa generazione è affidata la ricostruzione.

Il virus sarà quindi uno spartiacque: in primis per le tante famiglie che hanno perso i propri cari, per l’economia da rifinanziare e rimettere in moto ma soprattutto per tutti noi che credevamo di essere i più forti della storia e ci riscopriamo i più vulnerabili.