É un periodo difficile. Un periodo durante il quale cerchiamo certezze e conferme che non possono essere date. Chiusi tra le quattro mura di casa, troviamo la sicurezza scambiata con la nostra libertà. Viene richiesta unità a distanza, rispetto delle regole e rigore civico. Difficile accettare tutto quello che sta accadendo, ma doveroso rispettare, ora più di prima, il prossimo. In questo momento storico impegnativo, una parola, più di altre, corre sulle labbra degli italiani: unità. Una piccola semplice parola che richiama un mondo intero dal passato di un paese dal carattere forte, che ha sempre camminato a testa alta.

E quando se ne ha più bisogno, l’unità torna a farsi sentire. Dai balconi di migliaia di italiani che ogni sera si affacciano fuori per battere le mani, o per cantare l’inno nazionale. Nelle parole di ringraziamento urlate a sostegno degli operatori sanitari che rischiano ogni giorno la loro vita per salvare la nostra. L’unità si mostra in tutta la sua bellezza nelle bandiere sventolate al vento dai terrazzi degli italiani e nelle luci tricolore che accendono i monumenti e le facciate nazionali.

Ed è proprio in questo spirito unitario che è nata l’iniziativa promossa dalla Soprintendenza Speciale di Roma e realizzata in collaborazione con Acea, che ha illuminato col tricolore il prospetto nord delle Terme di Caracalla. Un invito all’unità, un auspicio ad una futura rapida riapertura dei luoghi di cultura.

Le Terme di Caracalla si aggiungono agli altri palazzi storici e ai monumenti che oggi troviamo accesi dai colori italiani. Da Palazzo Chigi, al Campidoglio, l’Italia si veste col tricolore ed è impossibile non rimanerne colpiti. Come sosteneva il socialista libertario George Orwell: “diffidare dei tipi che non si emozionano alla vista della bandiera nazionale”, soprattutto quando sventola a sostegno di ognuno di noi.

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