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Raffaello Sanzio, pittore, archietetto e genio urbinate, morì esattamente 500 anni fa, nel 1520, a Roma. Quest’anno ricorre il cinquecentesimo anno dalla sua morte. Un anniversario-evento atteso da oltre tre anni. Tanto è occorso per definire un progetto di trattative di prestiti da parte dei più grandi musei di tutto il mondo, dal Vaticano, al Prado, dal Louvre alla National Gallery. 77 mila biglietti venduti, nonostante la pandemia globale si facesse strada a grandi passi in tutto il mondo.

Un evento storico, che purtroppo non ha potuto vedere la luce del sole.

L’emergenza Coronavisrus ha fatto subito tirare il sipario sul palco dell’iniziativa, facendo chiudere mostre e musei, alle Scuderie del Quirinale. Biglietti non rimborsati, come stabilito dal decreto Cura Italia, ma trasformati in voucher validi per un anno, da consumare per un’altra futura mostra. Centinaia di inestimabili opere rimaste coperte da drappi neri, stesi come sudari sui capolavori di Raffaello. Sale riecheggianti di silenzio, illuminate solo dalle luce fredde di sicurezza ed allarmi.

Il 6 Aprile 2020 le celebrazioni per la ricorrenza della morte del grande artista urbinate, sono state aperte dal ministero per i Beni e le Attività culturali per il Turismo, con fiori di campo depositati sulla tomba del pittore al Pantheon. In onda sul canale Youtube del Mibact, si è potuto assistere alla commemorazione. Le ombre del Covid-19 si sono allungate anche su questo evento, ricordando a tutti la sua costante ed invisibile presenza, nei fiori di carta preparati dai bambini che rammentavano a tutti: “Andrà tutto bene”.

Tutto fermo, tutto in attesa di tornare ad una parvenza di normalità che possa permettere alle persone di ricominciare a godere delle opere dei grandi artisti italiani.

Il mondo dell’arte si ferma e rimane in attesa del pubblico che, prima o poi, tornerà a camminare nei sui corridoi per ammirare le meraviglie passate e future.

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