Un virus per definizione è una particella infettiva submicroscopica, ovvero di una dimensione talmente infinitesimale da renderla invisibile anche ad un semplice microscopio. Eppure un qualcosa di così piccolo è stato in grado di innescare una reazione a catena che resterà per sempre nella storia dell’uomo. Non ci riferiamo soltanto ai tantissimi morti e al dolore che purtroppo questo virus ha seminato nel mondo intero ma ai suoi “meriti”, a quelle piccole rivincite che ha offerto al nostro pianeta, soffocato dallo smog e dalla maleducazione imperante dei suoi abitanti.

Ogni medaglia presenta notoriamente due facce e così se da un lato ci sono le indescrivibili e dolorose perdite umane e i timori per un’economia evidentemente incapace di poggiare su basi solide, dall’altro vi sono le immagini scattate dal satellite che mostrano una terra che ha ripreso a respirare. Sono tornati a sbocciare fiori ormai quasi dimenticati e forse presenti solo sui libri destinati allo studio floristico, nel nord Italia i bambini hanno scoperto che dalla loro città era possibile vedere le montagne, proprio come dicevano i nonni.

Vogliamo poi parlare delle abitudini dell’uomo contemporaneo? Ci sono padri e madri che hanno riscoperto il valore di giocare con i propri figli, altolocati signori che hanno compreso la dignità insita nel fare le pulizie di casa. Questa particella insignificante ci ha sbattuto in faccia una dura realtà: l’uomo sta viaggiando a velocità supersonica verso l’autodistruzione, seminando depressione e infelicità. Con i ritmi precedenti al virus abbiamo perso l’umanità insita dentro una carezza, dentro un gioco fatto in famiglia, abbiamo smarrito il valore del tempo. Ci hanno insegnato che è necessario lavorare un anno intero per poter riposare due settimane. Tanto che oggi nessuno sa più gustarsi il vero riposo, assaporare una passeggiata restando catturati dai colori stupefacenti della natura o perdere la cognizione del tempo dopo essersi immersi in un bel libro, o insegnare ad un figlio come si ripara una bicicletta.

Il virus ci ha presentato l’altra faccia della medaglia, è stato quel battito d’ali di farfalla in grado di scatenare un uragano. Ci ha insegnato che il genere umano è ormai incapace di vivere e preferisce annaspare per cercare di sopravvivere in un ambiente pieno di veleni e gas tossici, ci ha ricordato quanto la stupidità umana stia distruggendo il mondo che abbiamo preso in prestito dai nostri figli. E adesso siamo di nuovo al nastro di partenza, pronti a scattare per tornare a correre, volteggiare pericolosamente sulle strade e riempire il nostro mondo di inquinamento, in nome del progresso economico. Almeno fino al prossimo battito d’ali.

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