Quella che ci attende dopo la ripartenza del Paese e la riapertura delle attività sarà necessariamente una vita da “sorvegliati speciali”. A spiegarne la ragione è il virologo Fabrizio Pregliasco, dell’Università di Milano, sottolineando come la nuova parola d’ordine per il prossimo futuro dovrà essere ‘gradualità’. “Non possiamo pensare – afferma Pregliasco all’ANSA – che la ripresa e la riapertura di attività e vita sociale avvenga da un giorno all’altro e come se nulla fosse cambiato. La ripresa dovrà infatti avvenire con una exit-strategy graduale e credo che dovremo comunque mantenere alcune limitazioni”.

Ad esempio, rileva, “penso che si dovranno mantenere delle limitazioni ancora a lungo per gli eventi che determinano grandi assembramenti”. Ed ancora: riaperte scuole ed aziende, “dovremo comunque continuare ad adottare misure di precauzione quali la distanza di sicurezza”. La ripartenza inoltre, secondo l’esperto, “dovrebbe tenere conto anche di una gradualità sulla base delle fasce di età, con maggiori precauzioni per gli anziani ed i soggetti più fragili”.

E con gradualità e proporzionalità. Non subito né tutto d’un colpo, perché le prossime settimane sono fondamentali per non vanificare gli sforzi finora fatti. Con questo approccio, come lo ha “chiuso”, il premier Giuseppe Conte valuterà come e quando “riaprire” il Paese. Dopo aver ascoltato il parere del comitato tecnico scientifico, prorogherà, probabilmente per due settimane, le misure anti contagio che scadono il 3 aprile. Resteranno. Un blocco ancora pressoché totale fino a dopo Pasqua, a partire dalle scuole e dalle competizioni sportive, come chiede il ministro Vincenzo Spadafora che si spinge a definire “irrealistico” che il campionato riparta il 3 maggio. Con un’attenzione particolare non solo alla Pasquetta ma anche ai ponti del 25 aprile e del primo maggio, perché la voglia di pic nic o gite al mare non rischi di mandare all’aria settimane di sacrifici. E’ alla tenuta psicologica e sociale del Paese che guarda innanzitutto Conte nel prepararsi a rinnovare il “lockdown”: per vedere davvero gli effetti delle misure si dovrà attendere ancora, spiegano gli esperti, ma la fase più delicata arriva probabilmente proprio adesso, perché alla grande attenzione delle prime settimane negli italiani rischiano di subentrare preoccupazione, paure. A loro Conte chiederà ancora uno sforzo, ora che i primi risultati si iniziano a vedere.

La vita che dovremo immaginare sarà appunto una vita da “sorvegliati speciali”: “‘Riapriremo’ il Paese, ma dovremo essere sempre in allerta per individuare immediatamente qualunque nuovo eventuale caso di coronavirus SarsCov2, per procedere immediatamente ad un intervento massiccio con l’isolamento del singolo caso e l’effettuazione di tamponi a tappeto su tutti i contatti. Diventerà cioè essenziale individuare subito un eventuale singolo focolaio per spegnerlo immediatamente ed evitare un nuovo propagarsi dell’epidemia”. Questo perchè il rischio di un’epidemia di ritorno “è presente poichè una grossa quota della popolazione, non contagiata, resta suscettibile al virus e potrebbe essere colpita in una seconda ondata”. Da qui la necessità di vivere sempre “con la guardia alzata” e “sotto sorveglianza”.

Invita alla massima cautela in vista del ‘dopo’ anche Pierluigi Lopalco, docente di Igiene e all’Università di Siena e responsabile epidemiologia nella task force per il coronavirus della Regione Puglia. Alla ripartenza “bisognerà adottare misure di prudenza per prevenire il rischio di una epidemia di ritorno, anche considerando il ruolo dei soggetti positivi ma asintomatici”, avverte. Da studi cinesi sembrerebbe che la dispersione del virus da parte dei positivi asintomatici, spiega, “si verificherebbe per 4-5 giorni, dunque per un tempo limitato. Le misure di isolamento, pertanto, sono efficaci anche per disinnescare il rischio di trasmissione da asintomatici”. E’ presumibile che, anche dopo la ripartenza, di “nuovi focolai potranno essercene. Per questo – conclude – bisogna pensare ad un sistema di sorveglianza molto forte”

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