Quali saranno le ripercussioni del virus in ambito economico? È ancora difficile stabilirlo ma un aiuto ci viene offerto dai dati statistici: nel primo trimestre del 2020 il Pil italiano ha subito un calo tendenziale del 4,8%. Secondo l’Istat questo valore segna l’inizio “di una fase di eccezionale difficoltà economica”. Questo è soltanto il dato del primo trimestre e si stima che la caduta attuale sia arrivata ad un temibile -8%. I numeri sono però sempre entità fredde e distaccate ma nascondono la fatica di tantissime saracinesche che faranno fatica a rialzarsi. Milioni di padri e madri di famiglia che ogni mattina si chiedono come assicurare la pagnotta ai propri figli e come pagare affitti, mutui e fornitori.

Il solco che sta lasciando il virus nel terreno italico sarà davvero impegnativo da ricoprire, soprattutto emotivamente ma anche economicamente. La situazione è stata paragonata al dopo guerra ma la realtà dei fatti è ben diversa. I nostri nonni hanno dimostrato di essere una generazione in grado di rimboccarsi le maniche, collaborare e ricostruire un Paese in cui mancava tutto. Noi abbiamo dimostrato solo di non saper accettare i sacrifici, lamentandoci di tutto e costringendo i poveri corrieri a turni massacranti per accaparrarci in rete quello che non potevamo comprare fisicamente. Nei nostri giorni non c’è niente da ricostruire, se non proprio il valore dei sacrifici e del rispetto reciproco andati smarriti.

Questo più che il dato numerico ci ricorda che viviamo davvero in tempi difficili. Ad affossarci non è stato il virus ma un’economia fondata sul tutto e subito, di cui il virus con la corona ha solo mostrato la vulnerabilità. Un’economia che non sa prendersi tre mesi di pausa, non quattro anni come nel caso della guerra, è un’economia spacciata.

Allora ecco bar, estetisti, parrucchieri, ristoranti, pizzerie, piccoli negozi e artigiani faranno davvero fatica a ripartire. Non per colpa loro ma a causa di una pressione fiscale schiacciante che li ha sempre costretti a “vivere alla giornata”. Anche per tante fabbriche non sarà tutto “rose e fiori” e non sarà facile ripartire per le piccole aziende a conduzione familiare. Certo ci saranno gli aiuti, dicono. Ma chi ci assicura che non ci sarà la solita insana e italiana malattia egoistica di cercare di saltare sul carro dello sconfitto per condividere i fondi? Purtroppo nessuno. Con la logica conseguenza che non sempre, per usare un eufemismo, questi soldi saranno ben distribuiti o aiuteranno chi ha davvero bisogno per ripartire. Di questo non incolpiamo il governo ma gli avvoltoi sempre in agguato quando sentono odore di finanziamenti.

Per non parlare di quelli che un lavoro ufficialmente non lo hanno e sono abituati ad arrabattarsi per campare. Per queste persone sarà davvero dura e potranno contare solo sulle proprie capacità. Dopo la guerra le persone sono ripartite insieme, noi ripartiremo come una massa di persone sole, dove ognuno cerca il proprio vantaggio, forse senza neanche accorgersi che sta camminando in un Paese in cui tanti non hanno più aperto la propria attività.

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