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Il distanziamento sociale, la nuova regola che tutti abbiamo accettato

di Davide Bagnoli

Poche volte nella storia gli esseri umani sono stati in grado di imparare e mettere in pratica un nuovo comportamento in così poco tempo. A poco più di due mesi dalla comparsa del virus in Italia, il distanziamento sociale è diventato una regola di condotta adottata da tutta la popolazione. E pensare a quanti anni stiamo impiegando per trasmettere l’idea di proteggere il nostro ambiente, fra risultati altalenanti e grosse delusioni.

Il distanziamento non è certo una novità nella storia: negli antichi testi del Pentateuco ebraico risalenti al 1600 a.C. si trova già la prima testimonianza di lebbrosi che dovevano vivere in isolamento e bruciare tutti i vestiti una volta guariti. A noi non viene richiesto nessun falò ma il distanziamento è arrivato poi fino ai nostri giorni, essendo “la medicina” utilizzata in presenza di tutte quelle epidemie che una vera medicina non l’avevano. Ma ha sempre interessato piccole porzioni di mondo e si spostava molto lentamente. Cosa è cambiato? L’epidemia si è unita alla globalizzazione e il risultato è sotto i nostri occhi.

Perché stavolta tutto il mondo ha accettato questa nuova norma di vita? Perché prima ancora di essere regolamentato e diventare legge ci è stato imposto dal nostro istinto di sopravvivenza. E’ stata la nostra volontà di preservarci in vita, il nostro cuore capace di tendere all’infinità del tempo, a farcelo accettare e mettere in pratica. Svedesi e inglesi hanno scelto altre strade, per poi dover tornare sui propri passi e rivedere le proprie regole. La Cina invece ha optato per imporre con la forza questo distanziamento.

In Italia il distanziamento si è trascinato dietro la tematica delle sanzioni e tutte le problematiche ad esse collegate. Compresa le difficoltà di emanare una giurisdizione chiara e in grado di essere recepita da un popolo che negli anni ha sempre più teso all’analfabetismo giuridico, con la convinzione che tanto sarebbe sempre toccato a qualcun altro spiegarci “lo spirito delle nostre leggi”.

Adesso però l’Italia vuole ripartire, o almeno buona parte di essa e lo pretende l’economia del Paese, evidentemente poggiata su piedi di cristallo già prima di questo virus. Per poter ripartire però è di nuovo il distanziamento ad essere messo al centro della scena, imposto ai lavoratori che dovranno imparare a mantenerela “distanza di sicurezza”. La giornata di lavoro dovrà quindi essere più lenta, servirà più tempo per fare meno cose.

Cosa toccheremo? Quante volte ci laveremo le mani? Queste domande continueranno a ronzare nella testa dei lavoratori, che al tempo stesso si sentiranno sempre più soli dietro alla loro mascherina. Forse svilupperemo nuovi ritmi e nuove abitudini, ci abitueremo ad attese più lunghe, fino a quando scopriranno il vaccino o il virus farà il suo corso e ci ritroveremo tutti nella gioia di un abbraccio, chissà con quali emozioni, dopo un simile distanziamento.