Economia dopo il Coronavirus: la ricetta per il futuro è la realtà virtuale

La realtà virtuale ha avuto senza dubbio il suo banco di prova negli anni passati. Ai tempi di oggi però, flagellati dalla crisi profonda che il Coronavirus sta infliggendo all’economia, si mostra come una vera e propria cura post-calamità. Infatti, grazie all’utilizzo della strumentazione moderna, si è visto come questa abbia permesso di mantenere un regolare svolgimento di alcune attività. Si pensi alla scuola grazie alle videolezioni, lo smartworking di molte attività professionali e così via.

All’interno di tutto questo la realtà virtuale si pone come vera e propria soluzione per il futuro, e questo in moltissimi campi. Si potrà assistere a sfilate di moda con avatar, al mondo del commercio che si svolge in 3D e senza bisogno di uscire da casa, e infine, anche smartworking e scuola. Questi ultimi che adesso sono multimediali per necessità, potrebbero diventarlo come prassi. Questo premetterebbe di mantenere un elevato livello di continuità, che andrebbe ad abbattere qualsiasi problema. Infatti, basti pensare al fatto che insegnanti, alunni e dipendenti potrebbero continuare a lavorare anche quando sono in malattia.

L’idea balena nella mente dei geni dell’elettronica già da molti anni, ma possiamo dire che solo le regole di distanziamento sociale a cui ci dobbiamo attenere per via dell’emergenza coronavirus hanno mostrato la potenza di questa opzione. Quando non è impossibile incontrarsi nel mondo fisico, strumenti come i visori, gli smartglass e i supporti olografici, ci vengono incontro. Questi possono infatti ricreare comunicazioni e rapporti personali.

Per fare questo ci si affida a quelle che sono definite tecnologie immersive di realtà virtuale (Vr), la quale può essere sia aumentata (Ar) che mista (Mr). Insomma, quanto stiamo vivendo oggi a causa della Pandemia del Coronavirus, rappresenta la dimostrazione che questa strada è essenziale percorrerla. Se gran parte dell’economia ad oggi girasse a livello virtuale, una crisi sanitaria come questa avrebbe inciso in maniera molto meno pesante sull’economia del Paese.