Recentemente abbiamo assistito ad una frenetica corsa contro il tempo per creare posti in terapia intensiva, nuovi reparti ospedalieri e persino per adibire vecchi spazi urbani da recuperare a nuovi ospedali. Questo è stato possibile grazie al lavoro eccezionale di volontari e professionisti che si sono messi a disposizione per fronteggiare questa emergenza sanitaria. Sorge però spontanea una domanda: avremmo potuto farci trovare più preparati?

Un detto popolare inglese, sostiene che “il tetto va costruito quando il sole splende”. L’impressione è invece quella che nel nostro Paese negli ultimi anni si sia lavorato più alla demolizione di questo tetto, per poi affrontare il violento temporale con l’ombrello aperto in salotto. A giustificare questa idea sono i numeri degli studi effettuati in questo ambito. Secondo il report della Fondazione Gimbe, in Italia negli ultimi 10 anni sono stati persi più di 70 mila posti letto, abbiamo visto chiudere 359 reparti e numerosi piccoli ospedali, come quelli presenti nelle Comunità montane, sono stati riconvertiti o abbandonati. Il tutto si traduce in ben 37 miliardi di euro che in 10 anni sono stati tolti alla Sanità e dirottati verso altre spese.

Questo non ha portato solo ad una perdita di spazi dedicati alla cura dei cittadini ma anche ad un drastico taglio del personale sanitario, costretto così a lavorare con turni molto impegnativi e distribuiti su un numero eccessivo di pazienti. Infine i tagli hanno influito anche sull’acquisto di nuove apparecchiature e sulla quantità numerica, come abbiamo potuto vedere dalla mancanza di ventilatori artificiali.

In Spagna all’inizio della pandemia è stato fatto presente alla popolazione che il virus avrebbe circolato all’interno del Paese e che lo sforzo di ogni cittadino, imposto dal distanziamento, sarebbe servito ad evitare un contagio contemporaneo di troppe persone. Ecco allora spiegata la fase 2, purtroppo è presumibile ipotizzare che molti continueranno ad ammalarsi anche nei prossimi mesi ma in modo scaglionato e quindi, si spera, meglio gestibile dalla Sanità.

Viene però da chiedersi se parte dei 26 miliardi di euro che nel 2020 l’Italia ha deciso di destinare alle spese militari sarebbe risultata maggiormente utile se investita in sanità pubblica. In ogni caso è evidente che i tagli alla sanità non hanno giovato nell’affrontare il virus e nel pesante conto che il nostro Paese ha pagato in termini di vittime. La speranza è che questo possa insegnarci una volta per tutte che la spesa in termini di sanità, istruzione e cultura non dovrebbe essere vista come un fardello ma come un vero e proprio investimento.

image_pdfScarica la pagina in PDFimage_printStampa la pagina

1 commento

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui