di Marco Fortis

Nelle ultime 24 le statistiche ufficiali sui decessi da coronavirus in Francia sono state completamente sconvolte. Infatti, sono improvvisamente emersi dalle inchieste delle prefetture d’oltralpe i numeri sui decessi provocati dal Covid-19 nelle case di riposo per anziani e in altri centri sociali di assistenza medico-sanitaria.

Fino a giovedì 2 aprile i decessi da coronavirus registrati da Santé Publique France dall’inizio della pandemia erano 4.503. Si trattava, in realtà, soltanto del numero di morti negli ospedali. Poi, il giorno dopo, il bilancio dei decessi in Francia si è impennato a 6.507 unità perché ai nuovi 588 morti registrati negli ospedali il 3 aprile si sono aggiunti 1.416 decessi rilevati nelle case di riposo e di assistenza durante il mese di marzo di cui non si era avuto sino a quel momento contezza. Ma non è tutto. Il 4 aprile i decessi negli ospedali transalpini sono aumentati di altre 441 unità a cui si sono aggiunte le comunicazioni tardive di altri 612 morti nelle case di riposo. E, purtroppo, sembra che il numero pregresso degli anziani deceduti negli ospizi francesi non sia ancora completo. In sostanza, in due giorni il bilancio dei decessi da Covid-19 in Francia è salito a 7.560 unità, superando quello dell’Italia allo stesso stadio di sviluppo dell’emergenza, pari a 7.503 morti il 25 marzo (prendendo come base minima significativa di partenza per entrambi i paesi i 100 decessi circa, con l’Italia in anticipo di 10 giorni di calendario rispetto alla Francia).

Questi accadimenti dimostrano come il numero reale dei decessi ufficiali da Covid-19 nelle varie nazioni sia probabilmente a tutt’oggi sottostimato ed emerga faticosamente solo col passare dei giorni e acquisendo man mano informazioni sempre più complete. Probabilmente, solo quando gli uffici di statistica diffonderanno il numero dei decessi totali (non solo da coronavirus) nel quadrimestre da marzo a giugno e potremo confrontarli con quelli dell’analogo periodo del 2019 sarà possibile trarre un bilancio comparato omogeneo circa l’impatto della pandemia nei diversi paesi, non distorto dalle modalità di classificazione dei decessi da Covid-19.

Per questa ragione, sono molto importanti i primi esperimenti di raccolta di dati sul numero complessivo dei morti registrati dalle anagrafi nei primi mesi del 2020 come, ad esempio, l’indagine recentemente compiuta dall’Istat su un campione di 1.084 comuni italiani per il periodo 1-21 marzo 2020 (posto a confronto con l’analogo periodo del 2019). Ho già pubblicato su HuffPost la prima parte di una analisi che la Fondazione Edison ha svolto, a caldo, su tali dati. Diffondo ora la seconda parte che riguarda, in particolare, la popolazione più colpita, quella degli anziani. 

Ricordiamo che nel periodo 1-21 marzo 2020 nei 1.084 comuni del campione Istat i decessi totali (non solo da coronavirus) sono aumentati di 8.162 unità in sole tre settimane rispetto allo stesso periodo del 2019. Ebbene, ben 7.749 decessi incrementali sugli 8.162 totali, cioè il 94,9%, riguardano persone over 65. Tra questi 7.749 decessi in più relativi agli over 65 ve ne sono 1.084 relativi alla classe di età 65-74 anni, 3.030 alla classe 75-84 anni e 3.635 alla classe da 85 anni insù. In complesso, nel campione territoriale analizzato 6.665 persone in più dai 75 anni in poi sono morte nei primi 21 giorni di marzo di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2019, pari all’81,7% dei decessi incrementali totali e all’86% dei decessi incrementali degli over 65.

Questi dati confermano ulteriormente le prime evidenze empiriche emerse in Italia e all’estero circa violenza con cui il coronavirus ha colpito la popolazione anziana. Nel nostro Paese, ciò è stato già evidenziato dall’Istituto superiore di sanità ed anche dalle indagini del Sistema di sorveglianza della mortalità giornaliera, Sismg, del Ministero della salute. Il Sismg, in particolare, nel suo ultimo bollettino ha evidenziato come nella undicesima e soprattutto nella dodicesima settimana del 2020 vi sia stato un balzo abnorme della mortalità media giornaliera, che è di fatto raddoppiata nelle città del Nord Italia, colpendo specialmente le classi di età 75-84 anni e 85 anni e oltre.

La nostra analisi sui primi 100 comuni italiani per incremento della mortalità tra gli over 65, a partire dal campione base di 1.084 comuni osservato dall’Istat, è riportata nella tabella a fianco. La percentuale degli over 65 sul totale dei decessi incrementali registrati dai Comuni è quasi sempre superiore al 90-95% e talvolta del 100% e perfino oltre il 100% (quando ad un incremento della mortalità tra gli over 65 ha fatto da contrappeso un decremento tra gli under 65).

Significativi sono i dati dei comuni più colpiti dal Covid-19 della provincia di Bergamo. A Nembro i decessi complessivi (per tutte le cause) nei primi 21 giorni del mese di marzo sono aumentati di 110 unità. 103 di essi, pari al 93,6% dei morti, sono over 65, e 85 morti sono over 75. Ad Albino su 87 decessi in più 84 sono over 65, cioè il 96,6%. Situazione analoga a Codogno nel lodigiano, dove i morti in più nei primi 21 giorni di marzo sono stati 72 e 71 di essi sono stati over 65. A Piacenza, su 204 morti incrementali, 188, cioè il 92,2%, sono stati over 65. A Pesaro su 122 decessi in più tutti e 122 sono stati over 65, cioè il 100%. Lo stesso è avvenuto a Treviglio in provincia di Bergamo, a Castiglione d’Adda in provincia di Lodi, a Tortona in provincia di Alessandria e in diversi altri comuni del campione.

Indubbiamente colpiscono le notizie che arrivano dall’Italia e dal mondo circa qualche morto tra la popolazione più giovane o tra bambini e ragazzi. Ma il Covid-19 è e sarà ricordato soprattutto come una tremenda strage di persone anziane.

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