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App Immuni, dove scaricarla, come funziona, i pro e i contro

I 5 punti fondamentali dell’app di contact tracing

Nella sua relazione, Pisano ha elencato i cinque “punti fondamentali” che Immuni dovrà rispettare, ovvero:

  • “che l’intero sistema integrato di contact tracing sia interamente gestito da uno o più soggetti pubblici e che il suo codice sia aperto e suscettibile di revisione da qualunque soggetto indipendente voglia studiarlo”;
     
  • “che i dati trattati ai fini dell’esercizio del sistema siano resi sufficientemente anonimi da impedire l’identificazione dell’interessato”; “che la decisione di usare la soluzione tecnologica sia liberamente assunta dai singoli cittadini”;
     
  • “che raggiunta la finalità perseguita tutti i dati ovunque e in qualunque forma conservati, con l’eccezione di dati aggregati e pienamente anonimi a fini di ricerca o statistici, siano cancellati con conseguente garanzia assoluta per tutti i cittadini di ritrovarsi, dinanzi a soggetti pubblici e privati, nella medesima condizione nella quale si trovavano in epoca anteriore all’utilizzo della soluzione”;
     
  • “che la soluzione adottata – nelle sue componenti tecnologiche e non tecnologiche – possa essere considerata, almeno in una dimensione prognostica, effettivamente efficace sul piano epidemiologico”.

Immuni inoltre, si legge ancora nella relazione del ministro, dovrà tenere conto dell’evoluzione dei sistemi internazionali di contact tracing, e in particolare i modelli annunciati da Google e Apple, che saranno alla base della soluzione che adotterà l’Italia.

Nessuna geolocalizzazione, nessun Sms

L’app, che avrà un codice sorgente open source, “non raccoglie alcun dato di geolocalizzazione degli utenti”, e una volta attivata registrerà “dei codici randomici (casuali e generati di continuo, ndr) inviati dai dispositivi di altri utenti dell’app mediante tecnologia Bluetooth”. Scelta motivata perché “più precisa” e rispettosa della privacy. Potrà inoltre “essere scaricata gratuitamente e volontariamente su telefoni iOS e Android”, mentre, ha assicurato il ministro, “non accede alla rubrica, non invia SMS e non chiede il numero di telefono all’utente”.

Quanto al funzionamento di Immuni, ha spiegato Pisano, l’app sarà in grado di “determinare che e’ avvenuto un contatto stretto fra due utenti, non tuttavia il luogo in cui esso e’ avvenuto”. I suoi codici inoltre “non permettono di risalire all’identità dell’utente”.

Lo scambio avverrà solo tra i due smartphone: “ogni smartphone invia il proprio codice randomico e riceve i codici randomici degli smartphone nelle vicinanze, salvandoli nella propria memoria interna. Per rendere il sistema più sicuro, il codice randomico cambia frequentemente”, ha continuato.

“Non penso che le tecnologie abbiano potenzialità salvifiche o rappresentino la panacea della situazione che stiamo vivendo”, ha detto durante la presentazione della relazione Pisano, “tuttavia non possiamo neppure rinunciare a essere figli del nostro tempo e impegnarci a cercare di indirizzare questo tempo nelle direzioni proficue per il vivere civile”.

Nella relazione si legge inoltre che la verifica del codice sorgente, la sua condivisione, la gestione dei dati raccolta, la diffusione dell’app negli store e la gestione tecnica della app vedrà coinvolte “società pubbliche interamente partecipate dallo Stato (PagoPA e Sogei)”, e dallo stesso ministero dell’Innovazione.